Eventi

Ecco il testo del decreto sulla tassa di stazionamento in vigore dal 1° Maggio.

Data: 01.05.2012

La manovra salva Italia affonda la nautica. Di seguito la tabella riepilogativa con gli importi della tassa per metratura di imbarcazione (vela o motore) e per classe di anzianità. Ecco il testo del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 (pubblicato nel Supplemento ordinario n. 251 alla Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 284 del 6 dicembre 2011), coordinato con la legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214 (in supplemento ordinario n. 276 alla Gazzetta Ufficiale n: 300 del 27 dicembre 2011), recante:" Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici".Art. 16. Disposizioni per la tasszione di auto di lusso imbarcazione ed aerei:
   1 (...)
   2. Dal 1° Maggio 2012 le unità da diporto che stazionino in porti marittimi nazionali, navighino o siano ancorate in acque pubbliche, anche se in concessione a privati, sono soggette al pagamento della tassa annnuale di stazionamento, calcolata per ogni giorno, o frazione di esso, nelle misure di seguito riportate: A) euro 5 per le unità con scafo di lunghezza da 10.01 metri a 12 metri.B) euro 8 per le unità con scafo di lunghezza da 12.01 metri a 14 metri; C) euro 10 per le unità con scafo di lunghezza da 14.01 metri a 17 metri; D) euro 30 per le unità con scafo di lunghezza da 17.01 metri a 24 metri; E) euro 90 per le unità con scafo di lunghezza da 24.01 metri a 34 metri; F) euro 207 per le unità con scafo di lunghezza da 34,01 metri a 44 metri; G) euro 372 per le unità con scafo di lunghezza da 44.01 metri a 54 metri; H) euro 521 per le unità con scafo di lunghezza da 54.01 metri a 64 metri; I) euro 703 per le unità con scafo di lunghezza superiore ai 64 metri.
   3. La tassa è ridotto alla metà per le unità con scafo di lunghezza fino a 12 metri, utilizzate esclusivamente dai proprietari residenti, come propri ordianri mezzi di locomozione, nei comuni ubicati nelle isole minori e nella Laguna di Venezia, nonché per le unità di cui al comma 2 a vela con motore ausiliario.
   4. La tassa non si applica alle unità di proprietà o in uso allo Stato e ad altri enti pubblici, a quelle obbligatorie di salvataggio, ai balttelli di servizio, purché questi rechino l'indicazione dell'unità da diporto al cui servizio sono posti, nonché alle unita di cui al comma 2 che si trovino in un'area di rimessaggio e per i giorni di effettiva permanenza in rimessaggio.
   5-bis. La tassa di cui al comma 2 non è dovuta per le unità nuove con targa di prova, nella disponibilità a qualsiasi titolo del cantiere costruttore, manutentore o del distributore, ovvero per quelle usate e ritirate dai medesimi cantieri o distributori con mandato di vendita e in attesa del perfezionamento dell'atto.
   6. ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui ai commi 2 e 3 la lunghezza è misurata secondo le norme armonizzate EN/ISO/DIS 8666 per la misurazione dei natanti e delle imbarcazioni da diporto.
   7. Sono tenuti al pagamento della tassa di cui al comma 2 i proprietari, gli usufruttari, gli acquirenti con patto di riservato dominio o gli utilizzatori a titolo di locazione finanziaria. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate sono stabilite le modalità dei dati identificativi dell'unità da diporto e delle informazioni necessarie all'attività di controllo. I pagamenti sono eseguitianche con moneta elettronica senza oneri a carico del bilancio dello Stato. Il gettito della tassa di cui al comma 2 affluische all'entrata del bilancio dello Stato.
   8.La ricevuta di pagamento, anche elettronica, della tassa di cui al comma 2 è esibita dal comandante dell'unità da diporto all'Agenzia delle dogane ovvero all'impianto di distribuzione di carburant, per l'annotazione nei registri di carico-scarico ed i controlli a posteriori, al fine di ottenere l'uso agevolato del carburante per lo stazionamento o la navigazione.
   9. Le Capitanerie di porto, le forze preposte alla tutela della sicurezza e alla vigilanza in mare, nonché le altre forze prposte alla pubblica sicurezza o gli altri organi di polizia giudiziaria e triubutaria vigilano sul corretto assolvimento degli obblighi derivanti dalle disposizioni di cui ai commi da 2 a 8 del presente articolo ed elevano, in caso di violazione, apposito processo verbale di constatazione che trasmettono alla direzione provinciale dell'Agenzia delle entrate competente per territorio, in relazione al luogo della commissione della violazione, per l'accertamento della stessa. Per l'accertamento, la riscossione e il contenzioso si applicano la disposizone in materia di imposte sui redditi; per l'irrogazione delle sanzioni si applicano le disposizioni di cui al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, esclusa la definizione ivi prevista. Le violazioni possono essere definite entro sessanta giorni dalla elevazione del processo verbale di constatazione mediante il pagamento dell'imposta e della sanzione minima ridotta al cinquanta per cento. Le controversie concernenti l'imposta di cui al comma 2 sono devolute alla giurisdizione delle commissioni tributarie ai sensi del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.
   10. Per l'omesso, ritardo o parziale versamento dell'imposta di cui al comma 2 si applica una sanzione amministrativa tributaria dal 200 al 300 per cento dell'importo non versato, oltre all'importo della tassa dovuta. (...)
   15. L'imposta di cui al comma 11 è versata secondo modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate da emanarsi entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto.
   15-bis. In caso di omesso o insufficiente pagamento dell'imposta di cui al comma 11 si applicanto le disposizioni del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.
   15-ter. (...)La tassa di cui ai commi 2 e 3 è ridotta dopo cinque, dieci e quindici anni dalla data di costruzione dell'unità da diporto, rispettivamente, del 15, del 30 e del 45 per cento. I predetti periodi decorrono dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di costruzione.

Fermiamo la fuga dai nostri porti!

Data: 27.01.2012

Avviso ai naviganti: «Achtung!Achtung! Mai più nei porti italiani!». Un altro schiaffo tedesco all'Italia. L'ennesimo dopo quelli quotidiani che ci rifila Frau Merkel. Stavolta arriva da Düsseldorf, in pieno salone nautico: «Italia? No grazie! Non vogliamo pagare i debiti degli italiani. Le tasse per le nostre imbarcazioni già le paghiamo nel nostro Paese». Stavolta, le botte, ce le siamo meritate. Perché le abbiamo cercate. L'ultima bordata è del direttore generale dell'Adac nautico, Steffen Huebich. Che manda a dire: «La tassa sulle imbarcazioni è una scelta sbagliata per lo sviluppo del turismo in Italia, Paese che vive di turismo nautico e di charter con una clientela tedesca fidelizzata nei porti italiani. Diamo per scontato l'esodo dalle coste italiane di gran parte dei nostri armatori. Questa è una procedura che non può essere tollerata e alla quale non si può dare applicazione perché produrrebbe un danno incalcolabile a tutta l'economia italiana». Non è finita: sembra che anche un migliaio di imbarcazioni russe del «Russian Yacht Club» abbiano deciso di stare alla larga dalle nostre coste nonostante l'agreement sottoscritto lo scorso anno tra il presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio, e quello dello Yacht Club Mosca, Sergey Moisejev.
Il senatore Luigi Grillo, presidente dell'VIII Commissione Lavori pubblici di Palazzo Madama, sta lavorando molto nel tentativo di riportare un po' di serenità e di certezze in un settore preso a calci nel sedere da chi dovrebbe proteggerlo e incentivarlo.
Senatore Grillo, l'ennesimo schiaffo. I panzer ci asfaltano?
«Tentano... Ma la commissione che presiedo sta lavorando per tamponare la situazione. Possiamo recuperarla. Ho trovato in Corrado Passera un ministro intelligente, disponibile. La tassa di soggiorno è una tassa iniqua: così com'è produce più guasti che introiti. Sembra, infatti, che circa 20mila imbarcazioni stiano scappando all'estero. Questo non ce lo possiamo permettere. Adesso anche il ministro si sta rendendo conto della gravità della situazione. Ma devo dire anche tutto il Parlamento dove io faccio da megafono. Abbiamo un settore d'eccellenza, siamo invidiati nel mondo, produciamo i migliori yacht... Possiamo mai ignorare tutto questo, dico ignorare un settore che dà lavoro a 100mila persone, per rastrellare meno di 200 milioni? La cosa intelligente e che Ucina, con il suo presidente Anton Francesco Albertoni, sta lavorando con noi per riequilibrare questa cosa».
Però il 1° maggio è alle porte.
«Già nel decreto sulle liberalizzazioni c'è una norma che ristabilisce un minimo di equilibrio e che esclude dalla tassazione le barche straniere. Non possiamo prendere schiaffi da tutti. Però adesso stiamo lavorando su due ipotesi di emendamenti che dovrebbero garantire comunque un introito (una tassa di possesso). Ovviamente bisognerà definire la modulazione degli importi. Farò di tutto per fare introdurre questa correzione. Il ministro Corrado Passera è disponibile. In ogni caso si dovrà garantire il gettito. La prossima settimana, in Senato, inizierà il percorso di conversione del decreto. La mia commissione è direttamente coinvolta e io confido di riuscire a fare approvare questi emendamenti. A livello parlamentare c'è un ampio consenso, sia nella maggioranza sia nell'opposizione».
Il mondo della nautica le deve molto. Con il decreto del 24 gennaio è stato abolito l'obbligo della bandiera italiana sulle navi da diporto battenti bandiera extra Ue...
«Non voglio meriti. Ho semplicemente fatto notare che negli altri Paesi Ue viene ammessa la permanenza stabile di una nave nelle acque territoriali senza l'obbligo di cambiare bandiera, trattandosi di due settori completamente diversi e autonomi: l'uno relativo alla fiscalità (dazi doganali e Iva), l'altro al diritto della navigazione. Mi spiego: in Francia la cosiddetta "pratica doganale" viene da sempre effettuata senza l'obbligo dell'iscrizione nei registri marittimi transalpini. Per questo la ricca clientela internazionale degli armatori (arabi, russi, americani eccetera) ha sempre scelto la Costa Azzurra per ormeggiare stabilmente gli yacht».
Senatore, alcuni marchi prestigiosi del made in Italy non battono più bandiera tricolore...
«Sono convinto che queste nostre eccellenze dobbiamo difenderle con il coltello tra i denti. Non sono d'accordo. Dobbiamo fare di tutto per mantenerne il controllo. Poi c'è questa situazione di difficoltà, ma credo che il governo si stia muovendo bene su questo fronte. Ho trovato un ministro Passera inaspettatamente sensibile su questi argomenti».
È solo un messaggio di ottimismo o ne è convinto?
«Mi piacerebbe che i cinesi investissero per finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina. Intanto sta lì... Nessuno si sognerebbe di portarselo via. Ma vendere ai cinesi le nostre eccellenze mi rattrista. Pur nella consapevolezza che sono le regole, strane, della globalizzazione. Credo che questa sia anche l'opinione del governo».
Di Antonio Risolo - Il Giornale - 27 Gennaio 2012

Fuga dalle Darsene. Gli Operatori: audizione a Roma

Data: 25.01.2012

In allegato articolo del Messaggero Veneto del 24 Gennaio.

A Düsseldorf un appello per le nautiche Friulane

Data: 24.01.2012

In allegato articolo di Gennaro Coretti - Messaggero Veneto del 24 Gennaio.

Marina Punta Faro scende in piazza

Data: 14.01.2012

          

     Dal Messaggero Veneto del 13 Gennaio 2011. Ogni lembo di costa italiana era rappresentato ieri mattina in piazza Unità a Trieste e tanti erano gli operatori della nautica friulani, arrivati da Lignano, San Giorgio di Nogaro, Aprilia Marittima, Aquileia per dire no alla manovra del Governo che obbliga a pagare una super tassa per poter restare nelle marine "nostrane". Un provvedimento, che ha avuto come immediata conseguenza la "fuga" dai nostri porti già di un migliaio di barche italiane e straniere, è che è una serie spada di Damocle su un comparto che può contare su miglaia di lavoratori.C'erano artigiani, proprietari delle marine, commercianti, esercenti e anche tanti dipendenti per manifestare con molta compostezza, ma anche tanta rabbia la loro preoccupazione per una ricaduta pesante e anche immediata del nuovo decreto sul comparto della nautica anche regionale, con i proprietari delle barche soggette alla nuova tassazione già pronti a "levare le ancore" verso l'estero.Ad ascoltare le loro istanze in piazza è scesa l'assessore regionale alle attività produttive Federica Seganti e, anche se la Regione ha già dichiarato di voler ricorrere assieme ad altre regioni contro la nuova tassa, una soluzione sembra davvero lontana: «basterebbe modificare la natura della tassa e anziché applicarla sullo stazionamento si tratterebbe di legarla al possesso dell'imbarcazione in base alle immatricolazioni registrate nei pubblici registri - ha commentato ieri il presidente per la categoria della nautica di Confartiginato Francesco Reboldi - questo avrebbe il duplice effetto di escludere automaticamente le imbarcazioni straniere e di essere di incentivo per il rientro delle imbarcazioni dall'estero. Il nostro problema infatti è la vicinanza con le coste slovena e croata e la possibilità per i proprietari anche stranieri, di portare in quei porti i loro natanti sfuggendo cosi alla nuova tassa».La Regione? «Abbiamo organizzato un pool di esperti per capire la strada da percorrere per il ricorso - ha detto la Seganti -. Molte barche sono già fuggite, quello che per ora possiamo fare è stare vicini a un comparto vitale per la nostra economia». E nel giorno della protesta della nautica anche il presidente del Consiglio regionale Maurizio Franz è intervenuto commentando le recenti decisioni del Governo: «da una parte i benzinai della fascia confinaria, ma anche dell'intera provincia di Udine, che registrano un crollo delle vendite dei carburanti, dall'altro le nostre marine: questo è un altro colpo alla specialità regionale».
     Di Giovanni Tomasin  da "Il Piccolo di Trieste" del 13 Gennaio 2012   TRIESTE - Parte dal mare di piazza Unità a Trieste la protesta nazionale degli operatori della nautica da diporto, che ieri sono arrivati in oltre 300 da tutta Italia per contestare la "tassa di stazionamento" annunciata a dicembre dal governo Monti. E la scelta del capoluogo regionale come prima tappa non è casuale: «Fvg e Veneto costituiscono la fetta più grossa del nostro mercato - spiega Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, associazione iscritta a Confindustria che rappresenta oltre 80 porti italiani -. Soltanto in Fvg le barche sopra i 10 metri, soggette quindi al balzello del governo, sono circa 20mila. Da quel che sappiamo la metà di queste sta cercando rifugio nei porti sloveni e croati, più convenienti» La nuova tassa dovrebbe entrare in vigore a maggio, e prevede che ogni scafo di lunghezza superiore ai 10 metri debba pagare per lo spazio acqueo che occupa. Una misura che secondo le sigle scese in piazza a Trieste (Assomarinas, Ucina, l'Associazione Porti turistici, Federturismo e altri) scoraggerà gli stranieri a rimanere in Italia e porterà a fuggire anche gli italiani. Secondo le stime di Assomarinas, sui 30mila scafi che l'Italia rischia di perdere, 20mila sono di proprietari italiani e 10mila di stranieri, con una perdita complessiva per il comparto turistico nazionale che si valuta in miliardi di euro, oltre al blocco totale dei progetti di edificazione di circa 50mila nuovi posti barca in Italia. «Cercando di racimolare pochi spiccioli il governo sperpera un patrimonio - dice Perocchio -: Monti calcola di raccogliere 200 milioni con quest'imposta, ma con l'esodo di barche a cui stiamo assistendo, arriverà a malapena a un centinaio. A cui vanno detratti i 50 milioni di costi amministrativi, di controllo e contenziosi. E il risultato sarà che andranno in fumo almeno 2 miliardi di spesa turistica». Proposte alternative? «O si ipotizza un bollo spalmato su tutte le 400mila imbarcazioni italiane così da ammortizzare l'impatto - risponde Perocchio - oppure si esentano del tutto gli stranieri e si riducono le imposte sulla fascia alta per non favorire l'esodo». Insomma, gli operatori della nautica da diporto ne sono certi: o si cambia o si profila un disastro. C'è anche chi ha attraversato il Paese per riuscire a essere ieri a Trieste: «Noi gestiamo tre marina a Brindisi, San Foca e Santa Maria di Leuca - dice Carlo Aprile di Assomarinas Puglia -: per ora abbiamo perso il 10% dei clienti, tutti fuggiti in Grecia, e maggio non è ancora arrivato». Gennaro Coretti, presidente di Vela&Vela, porta avanti i diritti dei velisti: «Ci sono barche a vela vecchie di vent'anni che verranno tassate, seppure con una riduzione, perché superiori a 10 metri - dice - poi ci sono motoscafi Porsche costosissimi, ma meno lunghi, che non pagheranno una lira. Quello è il lusso. Se devono applicare nuove imposte, tassino i cavalli dei motori». Particolarmente preoccupati sono gli agenti marittimi dello yachting, presenti ieri con la sigla Federagenti yacht, che temono il tracollo completo del loro settore: «Siamo una cinquantina di aziende per circa 300 dipendenti - si legge nella nota di Federagenti - che oltre a intervenire nelle normali attività di raccomandazione forniscono servizi d'alto profilo alle imbarcazioni superiori a 25 metri. Temiamo un massiccio esodo della clientela straniera (il 96% del totale) verso le vicine coste croate, francesi e spagnole, con considerevoli perdite per l'economia del nostro Paese». L'assessore regionale al Turismo Federica Seganti ammette: «Per ora la Regione è disarmata, stiamo studiando per capire se è possibile avviare un qualche tipo di ricorso». Le soluzioni al vaglio al momento sono due: «O si ricorre in Corte costituzionale, ma sarebbe una strada in salita perché non abbiamo competenze in materia fiscale, oppure ci si appella al precedente del ricorso contro la legge Soru in Sardegna, che fu contestata davanti al Tar. Di certo dovremo fare qualcosa: è bastato l'annuncio della legge per mettere in fuga i diportisti e l'indotto generato da questo settore è importante per il Friuli Venezia Giulia». La via del ricorso al Tar è caldeggiata anche da una mozione urgente presentata unanimemente da Lega e Un'altra Trieste nel Municipio triestino che temono le ricadute sul lavoro a marine, cantieri, artigiani, concessionari. All'orizzonte si profilano ulteriori proteste dopo quella di Trieste.
     Antonio Risolo da " Il Giornale" del 13 Gennaio 2011. Un bagno di sangue (le lacrime sono esaurite da un pezzo) annunciato: i porti turistici italiani rischiano di perdere 30mila imbarcazioni entro maggio. A metà gennaio hanno già tolto gli ormeggi in circa 3mila. Monta la protesta. E oltre 500 rappresentanti di marine e porti turistici italiani hanno manifestato giovedì scorso a Trieste contro la tassa di stazionamento e per «rivendicare la dignità professionale degli imprenditori e dei lavoratori impegnati a sviluppare il turismo nautico in Italia».Alla manifestazione di Trieste, organizzata da Assomarinas (l'associazione dei porti turistici italiani aderente a Ucina-Confindustria Nautica e a Federturismo) hanno partecipato anche Federagenti Yacht e Vela & Vela (associazione che rappresenta cantieri, importatori, dealer, agenti, velai, attrezzisti e quanti altri operano esclusivamente nel settore della vela). Suggestivo, emblematico e affatto casuale lo scenario della manifestazione: Piazza dell'Unità d'Italia, 11 miglia circa da Slovenia e Croazia.Perché in piazza? Per far capire al governo che così non va e che l'esenzione della tassa sulle bandiere estere e sulle società di charter potrebbe invece sostenere la ripresa. Infatti, ricordano gli organizzatori, nel periodo pre crisi il comparto aveva un giro d'affari di oltre 4 miliardi di euro. Secondo le stime di Assomarinas, sui 30mila scafi che l'Italia potrebbe perdere entro maggio, 20mila sono di proprietari italiani e 10mila di stranieri. Per il comparto turistico nazionale la perdita ammonterebbe a oltre un miliardo di euro, oltre al blocco totale dei nuovi marina in via di costruzione per circa 50mila nuovi posti barca.«È una scelta estrema ma necessaria - dice al Giornale di Bordo il presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio - per dimostrare alla clientela italiana ed estera che gli operatori del settore stanno facendo l'impossibile per preservare la competitività dei propri servizi e tutta la filiera del turismo nautico che dal cantiere allo scalo di rimessaggio impegna oltre 100mila addetti».Per farla breve ecco i conti della serva: il proprietario di uno yacht di 30 metri, italiano o straniero che sia, paga già dai 15 ai 20mila euro l'anno di ormeggio, che vanno a sommarsi alla tassa di stazionamento di circa 27mila euro. Se consideriamo le tariffe più «economiche» dei nostri concorrenti, ecco che il diportista ci guadagna pure. Esiste un solo motivo perché lasci la barca in un porto italiano? No, siamo fuori dal mercato.Intanto Assomarinas prepara i ricorsi «per la tutela dei diritti e delle posizioni economiche delle imprese e degli utenti da portare davanti alle competenti giurisdizioni nazionali ed europee». Il danno, dicono i manifestanti, «è immenso, sta mettendo in ginocchio cantieri, porti turistici e migliaia di posti di lavoro nel diretto e nell'indotto». Non è un caso se l'ex governatore del Friuli, Riccardo Illy, ha messo in vendita il suo 13 metri, «ma nessuno vuole comprarlo, e quindi penso di portarlo in Croazia...», dice sconsolato. O come l'ex ministro Galan che da tempo ormeggia la sua barca a Rovigno.La musica non cambia nel Tirreno dove si fa rotta verso la Corsica e la Costa Azzurra. Ma lusinghe ai diportisti italiani e stranieri arrivano anche da Spagna, Grecia, Turchia, Tunisia e Malta. Aggiunge Roberto Perocchio: «Difficile capire, abbiamo dato molto allo Stato chiedendo quasi nulla. Già nel 2009 avevamo denunciato di essere stati investiti in pieno dallo tsunami economico. Questa tassa è un colpo mortale perché ci ha messi in difficoltà soprattutto nei confronti degli stranieri che non accettano assolutamente di pagare il balzello. Fioccano le lettere di disdetta, come quella di un gruppo di 180 diportisti stranieri che avevano scelto Marina di Ragusa come base nautica».In effetti è davvero difficile capire perché un governo di professori, economisti e banchieri decida di buttare a mare 1 miliardo di euro (consumi turistici) «accontentandosi» di incassare un balzello che alla fine varrà 100-150 milioni: «È una situazione paradossale - continua Perocchio - Abbiamo già dovuto ridurre il personale, trattare il part-time con alcuni collaboratori storici, mandato in cassa integrazione alcune figure professionali preziose che temiamo di perdere definitivamente». È opinione diffusa che dopo la «fase uno» (lacrime e sangue) e la «fase due» (dello sviluppo di cui nessuno si è ancora accorto), ecco la «fase tre»: il colpo di grazia a un comparto già in grande affanno: «Senza contare - dice ancora Perocchio - che ci sono investimenti già bloccati, come nel porto di Cecina. Marina San Giusto ha chiesto alle banca di sospendere il mutuo perché gli scenari sono cambiati completamente. Posso affermare, ma con grande amarezza, che la nautica di pregio è stata desertificata. Poi non meravigliamoci più di tanto se vediamo i Cantieri Riva in mano ai cinesi. È triste dover pagare colpe non nostre, ma, come ben sappiamo, originate dagli Stati Uniti». In buona sostanza, per il presidente di Assomarinas, ma non solo per lui, «la conversione dell'inutile e dannoso balzello in tassa di possesso consentirebbe allo Stato di recuperare risorse certe senza provocare l'esodo dei clienti». 

     Ufficio Stampa Comune di Trieste. Il Sindaco Roberto Cosolini, assieme all'Assessore comunale al Turismo e allo Sviluppo Economico Fabio Omero, ha ricevuto oggi in Municipio le rappresentanze di Assomarinas (Associazione Italiana Porti Turistici), subito dopo la manifestazione nazionale di protesta tenutasi a Trieste, in piazza dell'Unità, contro la nuova tassa di stazionamento prevista dalla manovra del Governo Monti.
Il Sindaco ha ascoltato le ragioni della protesta e ha compreso la grande preoccupazione per il settore: la tassa di stazionamento, così come è stata concepita, indurrà i possessori di natanti a scegliere altre marine.
"Rispetto alle ragioni della protesta e alla condivisione della struttura generale delle misure del Governo - ha dichiarato Cosolini - mi sento di poter dire che ritengo questo un provvedimento per certi versi sbagliato, pur nel suo intento di produrre effetti positivi. Il gettito che ne deriverà rischia infatti di essere minore di quello che il nostro comparto nautico e la nostra industria turistica andranno a perdere a vantaggio dei paesi vicini quali la Slovenia e la Croazia. Non si tratta soltanto del lavoro delle marine e dei servizi nautici collegati, ma anche dell'impatto conseguente su tutta l'industria turistica".
Cosolini ha anche espresso la sua preoccupazione perché in un'area come la nostra, l'offerta della benzina e dei servizi commerciali e artigianali presenti nella vicina Slovenia arriva a un prezzo ridotto che crea seri problemi alla nostra economia. E ha aggiunto: "Se dalla manovra ci si attende un risultato economico derivante dal comparto del turismo nautico, meglio sarebbe che al posto di questa imposta ce ne fosse una sul possesso, rivolta esclusivamente ai cittadini italiani e ai residenti in Italia."
In tal senso il Sindaco ha annunciato che invierà una lettera con queste considerazioni al Presidente del Consiglio Monti e che interesserà dell'argomento i parlamentari del territorio per valutare le iniziative possibili per aggiustare il provvedimento governativo.

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